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lunedì 26 giugno 2017

Riconoscere i frattali nella realtà e ... nella fantasia, di Rosa Maria Mistretta


I frattali nel loro insieme, con leggi matematicamente precise, simulano molteplici fenomeni naturali.
Quando ci si trova di fronte ad un frattale? Sulla base degli esempi citati si possono indicare alcune proprietà che regolano l'insieme frattale e ne caratterizzano la sequenza logica e nel contempo rendono possibile l'identificazione e la rispondenza nell'osservazione di oggetti naturali.
Ecco come riconoscerli:
1. L'oggetto deve possedere dettagli su scale di grandezza arbitrariamente piccole.
2. L'oggetto deve essere irregolare sia globalmente che localmente e non può essere descritto con il linguaggio geometrico tradizionale.
3. L'oggetto presenta forme di autosomiglianza, in cui il tutto è simile ad ogni sua parte.
4. La dimensione dell'oggetto, che quantifica il suo grado di irregolarità e di frammentazione, è maggiore della dimensione data dalla geometria di Euclide, poichè misura le più piccole irregolarità.
Con l'uso di queste semplici regole, ognuno può "cercare" negli aspetti naturali forme frattali e può scoprire la molteplicità di esse e, nell'ambito della molteplicità stessa, può scorgere la bellezza e la perfezione delle manifestazioni della natura nel suo insieme e nella sua unicità.
Si apre un'interessante via di osservazione della varietà degli aspetti naturali che inducono ad considerazioni qualitative a riguardo dell'irregolarità della forma, della frastagliatura del contorno e del fascino misterioso dei fenomeni.
Una riflessione mi è venuta spontanea durante le osservazioni al microscopio del Rhizocarpon geographicum: era ricorrente una tassellatura irregolare a diversi livelli di ingrandimento. La stessa tassellatura si riscontra frequentemente in situazioni naturali, quali ad esempio un terreno argilloso secco, la superficie alare di un insetto, alcune strutture cellulari animali. Dunque, i principi geometrici riuniscono il mondo naturale in una serie di uniche morfologie, differenziatesi per parametri e fattori limitanti, motivate da aspetti biologici, chimico-fisici di interazione con l'ambiente esterno?
Allora ci si può domandare: se sulla superficie solida di una cometa si dovesse scoprire una tassellatura simile ai terreni argillosi terrestri, potrebbe esistere negli anfratti cometari anche una microscopica superficie tassellata di Rhizocarpon geographicum, organismo estremo assai resistente?
La risposta sarà nel 2011, quando la missione Rosetta avrà adagiato il suo modulo sulla superficie della cometa P/ Wirtanen.
Dal microscopico al macroscopico..."Si rimane sorpresi che una costruzione della propria mente possa realmente realizzarsi nel genuino mondo esterno. Un grande sbalordimento, e una grande, grande gioia." (Leo Kadanoff)

martedì 20 giugno 2017

ROCCE E MINERALI DELLA LUNA, di Rosa Maria Mistretta




Il valore scientifico dei campioni di suolo lunari (età compresa fra 3 e 4,5 miliardi di anni circa) 
è inestimabile e permette di

· conoscere la composizione del suolo lunare,
· comprendere alcune questioni aperte inerenti alla genesi del satellite,
· approfondire l’origine del Sistema Solare.

L’assenza di un'atmosfera, di un'idrosfera e di un'attività dinamica interna ha permesso la permanenza sul suolo lunare di tracce delle prime fasi della storia geologica del satellite, conservandone le testimonianze dei primi anni della sua storia evolutiva .
La consistenza del terreno lunare fu ponderata nel 1966 da Luna 9 e Surveyor 1, dimostrando la capacità di sopportare l'allunaggio di mezzi meccanici e l'eventuale passeggiata d'esseri umani.
Nel 1967 Surveyor 5 analizzò la composizione chimica della superficie dei mari lunari, rilevando una stretta analogia con la lava basaltica terrestre.

I dati selenografici più indicativi sono stati ricavati a partire dal 20 luglio 1969, quando l'Apollo 11 atterrò sul suolo lunare: la raccolta di campioni era uno degli obiettivi della missione e, nelle due ore d'attività extraveicolare, gli astronauti Armstrong e Aldrin raccolsero circa 21.5 chilogrammi d'esemplari di rocce.
Le osservazioni dirette compiute permisero di avere informazioni inerenti alla composizione del terreno, che risultò chimicamente simile a quello terrestre, anche se alcuni elementi si presentarono in percentuale alquanto differente.

Tutto il materiale raccolto proviene dal regolite, strato di frammenti polverosi che copre la superficie, spesso dai 10 ai 100 metri, prodotto da impatto di meteoriti cadute nel corso di miliardi d'anni.
Sebbene il paesaggio lunare sia stato profondamente segnato dagli eventi da impatto, di cui è rimasta traccia con i numerosissimi crateri, la frazione di materiale meteorico nel suolo è scarsa, inferiore al 2%. Il fenomeno è spiegabile perché la maggior parte delle meteoriti che cadono sulla Luna è costituita da condriti carbonacee, molto fragili, che si polverizzano al violento impatto.
(Condrite = meteorite litoide (o aerolite), caratterizzata dalla presenza di condrule, agglomerati a forma di piccola sfera di circa 1 mm di diametro.
Le condriti carbonacee hanno un grande interesse cosmochimico, contenendo composti del carbonio, elemento basilare che costituisce la materia vivente.)

Le rocce lunari
L'età delle rocce lunari è legata direttamente alla storia termica della Luna, poiché l'età di una roccia magmatica è segnata dal momento in cui essa si cristallizza.
Le rocce più antiche sono state raccolte dall'Apollo 17, l'ultima missione sulla Luna avvenuta nel dicembre 1972, in cui sono stati rinvenuti frammenti di roccia di 4 miliardi d'anni fa circa e i campioni più belli, rocce di colore arancione, trovati nel cratere Shorty

I campioni lunari sono stati suddivisi in tipi litologici:
Tipo A
Basalto: roccia ignea, cristallina, vescicolare, a grana fine
Tipo B
Gabbro: roccia ignea, cristallina, ricca di cavità, a grana media
Tipo C
Breccia: agglomerato di rocce ignee, particelle minerali, con sferule vetrose e altro materiale del suolo lunare
Tipo D
Suolo lunare: disgregazione delle rocce a causa del costante bombardamento di meteoriti e micro meteoriti

Le rocce cristalline di tipo A e B sono d'origine vulcanica, formate in seguito ad una colata lavica superficiale e costituiscono corpi intrusivi prossimi alla superficie. Le rocce presentano la tessitura caratteristica delle rocce terrestri: la cristallizzazione è avvenuta secondo processi analoghi.
I basalti sono ricchi in vescicole generalmente sferiche, di diametro 1-3 mm, le cui pareti sono spesso delimitate da facce cristalline incluse nella massa di fondo.

Nei gabbri sono stati rinvenuti cristalli di pirroxferroite, nuovo minerale lunare.
Le brecce sono una mescolanza di rocce presenti sul suolo lunare e, probabilmente, sono depositi formatisi in seguito all'impatto di una grande meteorite ad alta velocità. Esse contengono frammenti di roccia di tipo A e di tipo B, oltre a vari tipi di vetri naturali, presumibilmente formati per fusione di frammenti rocciosi superficiali.

A proposito di vetro vulcanico, sul suolo lunare si sono osservati tre tipi di vetro che si differenziano secondo i alasti contenuti all'interno, rispettivamente
· con frammenti vescicolari grigi,
· con frammenti angolosi, incolori o con sfumature brune, gialle o arancio oppure
· con forme sferoidali, ellissoidali di colore variabile dal rosso al bruno, al verde di grandezza intorno ai 100 micron.

Dove sono conservati i campioni lunari?Il Johnson Space Center della NASA a Houston (Texas, USA) conserva i campioni lunari riportati dalle missioni americane e li mette a disposizione per analisi: in totale 97000 campioni debitamente catalogati sono stati preparati per essere studiati e analizzati da scienziati appartenenti a più di 60 laboratori del mondo che continuano ora lo studio di questi campioni.
http://www.nasa.gov/centers/johnson/about/index.html

I minerali lunari
Durante le missioni lunari furono scoperti tre nuovi minerali:
· Tranquillityte
· Armalcolite
· Piroxferroite

La Pirroxferroite è stato il primo nuovo minerale identificato e il suo colore giallo brillante ne fa sicuramente il minerale più attraente tra quelli trovati sulla Luna. Contiene il 6% di calcio e piccole quantità di manganese, titanio e alluminio ed ha un'origine di bassa pressione e alta temperatura, formandosi per cristallizzazione da un residuo liquido ricco di ferro in rapido raffreddamento. È l’analogo lunare ferroso della pyroxmangite terrestre. Entrambe i minerali hanno formula (Mn, Fe) Si O3, tuttavia la pyroxmangite non contiene mai più del 25 % di ferro, mentre la pyroxferroite è più ricca di questo metallo e non è mai stata trovata sulla Terra. La pyroxferroite è stata trovata nei basalti lunari ricchi di ferro e in particolare in quelli dei mari lunari.

L'Armalcolite, il secondo nuovo minerale identificato nei campioni lunari, ha ricevuto il proprio nome dai tre astronauti dell'Apollo 11, Armstrong, Aldrin e Collins. E' stato trovato in rocce cristalline e nelle brecce sotto forma di piccole aree rettangolari di dimensioni massime di 100-130 micron di colore grigio in luce riflessa. E’ un ossido lunare e ha formula (Mg, Fe) Ti2O5.

Il nome Tranquillityite viene dal Mare della Tranquillità, luogo dell’allunaggio dell’Apollo 11. Il minerale è stato trovato all’interno dei basalti nei mari lunari. I cristalli di tranquillityite si presentano come strisce sottili e appiattite. Questo minerale è spesso associato all’apatite e alla pyroxferroite all’interno di piccole tasche e sembrano essere stati fra gli ultimi minerali che si sono formati. La Tranquillityite è translucida e non pleocroica. Vista in lamelle sottili e a luce trasmessa, appare di colore rosso profondo, o colore in relazione con la presenza di titanio.

Sono stati rilevati alcuni minerali silicati nelle rocce lunari, quali pirosseni, plagioclasi, feldspati , olivina, ilmenite, silice.
I pirosseni sono minerali frequenti nella crosta lunare. Lo studio delle lamelle dimostra il loro lento raffreddamento. Si è potuto dedurre che una colata di basalto di 6 metri di spessore situata nel luogo dell’allunaggio dell’Apollo 15 si era raffreddata a una velocità di 0,2-1,5 gradi per ora.

I plagioclasi sono i minerali più abbondanti delle rocce costituenti la crosta lunare. Sono generalmente poveri in sodio anche se plagioclasi più sodici sono stati trovati nelle formazioni delle highlands lunari (catene montagnose lunari) e in particolare nelle rocce arricchite di potassio (K), in terre rare (= Rare Earth Elements o REE) e di fosforo (P) che sono raggruppate sotto l’appellativo KREEP.

All’interno dei basalti dei mari lunari, le olivine hanno una composizione che va dal 30 all’80% in forsterite (termine magnesico delle olivine). Le olivine più ferrose, o fayaliti, sono più rare.
Rispetto alle olivine terrestri, il cromo è più abbondante nelle olivine lunari (fino a 0,6 % in peso), particolarità dovuta al debole grado di ossidazione del cromo (bivalente) in relazione con la debole pressione parziale dell’ossigeno al momento formazione dei basalti dei mari lunari.

Nelle rocce lunari, la silice cristallizza sotto forma di quarzo, di tridimite o di cristobalite. È molto più rara che nella crosta terrestre, a causa dell’evoluzione della crosta lunare con un debole sviluppo della differenziazione magmatica e il contenuto inferiore in acqua.
È interessante costatare che forme di alta pressione della silice, quali la coesite e la stishovite, sono state trovate sulla Terra in relazione ad impatti meteorici, ma questi minerali non sono stati identificati ancora oggi sulla Luna. La mancanza è verosimile poiché la silice è rara sulla Luna e in ambiente lunare la silice fusa evapora assai rapidamente.
I minerali lunari del gruppo della silice si concentrano essenzialmente nelle rocce arricchite in KREEP. Il quarzo è stato trovato solo in rare schegge di cristalli aghiformi.

Anche se piccoli e difficili da studiare, gli zirconi lunari sono importanti per datare i campioni lunari, in particolare le rocce molto antiche che costituiscono le montagne della Luna. La fonte principale di zirconi lunari sono i graniti lunari a elevato tenore di silice, che sembrano particolarmente rari. Il campione 15405, costituito da una breccia composta di monzodiorite a quarzo, si è rivelata possedere un tenore in zirconi pari allo 0,6 %.
Tuttavia la maggior parte degli zirconi lunari si trova in grani isolati nei suoli e nelle brecce lunari, fenomeno dovuto alla rarità dei graniti lunari e alla longevità degli zirconi. Sono stati ugualmente trovati in inclusioni metamorfiche all’interno di basalti, dove derivano verosimilmente da un’iniziale Tranquillityite.

Il ferro è stato rinvenuto come minerale accessorio associato alla Troilite (FeS), molto rara sulla Terra, anch’essa minerale accessorio ma piuttosto comune in tutti i tipi di roccia lunare sotto forma di goccioline allungate o ovoidali o come piccole masse interstiziali delle dimensioni massime di 0.3 mm.
Associato alla Troilite, è stato trovato anche il rame nativo, mentre, incluso in grani di ferro, è stata individuata la presenza di stagno. Una lega rame - zinco (ottone), con tenore di rame variabile dal 55% al 70%, è stata scoperta senza però avere corrispondenza all'analogo composto d'origine terrestre, dove lo zinco è sempre molto scarso.

Gli Spinelli nelle rocce lunari so­no stati individuati con composi­zioni altamente variabili in tutti i tipi di rocce, generalmente in gra­ni di 100-200 micron. A differen­za degli equivalenti terrestri, con­tengono elevato valore di Titanio e di Alluminio.

Lunar Mineralogy :
http://curator.jsc.nasa.gov/lunar/letss/Mineralogy.pdf

Major phases
Plagioclase (silicato) Ca2Al2Si2O8
Pyroxene (silicato) (Ca,Mg,Fe)2Si2O6
Olivine (silicato) (Mg,Fe)2SiO
Ilmenite (ossido) FeTiO3
Minor phases
Iron Fe (elementi nativi) (Ni,Co)
Troilite (solfuro) FeS
Silica SiO2
Chromite-spinel (ossidi) FeCr2O4-Fe2TiO4
Apatite (fosfato) Ca5(PO4)(F,Cl)
Rutile TiO2
Ternary feldspar (Ca,Na,K)AlSi3O8
K-feldspar (K,Ba)AlSi3O8
Zircon (silicato) (Zr,Hf)SiO4
New minerals
Armalcolite (ossido) (Mg,Fe)(Ti,Zr)2O5
Tranquillityite Fe8(Zr,Y)2Ti3Si3O24
Pyroxferroite CaFe6(SiO3)7

Curiosità mineralogiche
I Granati
La NASA ritiene che i granati trovati nei campioni riportati dalla Luna possano essere il risultato di una contaminazione e in questo caso non sono di origine lunare.

Per approfondire:
La Missione SMART 1 e il futuro delle imprese lunari:
http://www.esa.int/esaCP/SEMOBD7LURE_Italy_0.html

sabato 17 giugno 2017

COLEOTTERI STERCORARI, di Rosa Maria Mistretta


Gli Insetti Coleotteri (Coleoptera, Linneo, 1758) sono il più grande raggruppamento sistematico tra tutti gli organismi viventi sul pianeta, vegetali compresi, con oltre 500 taxa tra famiglie e sottofamiglie. Attualmente sono state classificate e descritte circa 854.000 specie di coleotteri, ma si suppone che sul pianeta vivano almeno altrettante specie o anche molte di più ancora non conosciute.

In questa trattazione si prendono in considerazione i Coprofagini che appartengono alle specie stercorarie. Hanno caratteristiche morfologiche e cromatiche assai varie, corpo massiccio e arti robusti, elitre ben sviluppate che ricoprono l'intero addome. La clava antennale è formata da articoli divaricabili a ventaglio. Quasi tutte le specie presentano dimorfismo sessuale. Le larve vivono nel terreno e su materiali in putrefazione, sono biancastre con testa ben sclerificata e corpo piuttosto carnoso.
I Coleotteri stercorari si nutrono di feci e raccolgono il loro nutrimento (per conservarlo e per deporvi le uova) in caratteristiche sfere quasi perfette che fanno rotolare sul suolo.

Questo singolare comportamento è esibito da varie specie appartenenti alle famiglie Scarabaeidae e Geotrupidae. Di colore scuro con particolari riflessi metallici, le due famiglie hanno corpo tozzo e tegumento consistente che forma una vera e propria corazza, forniti di robuste zampe fossorie. Sono entrambe dotate di volo rumoroso.
Tra i coprofagi più noti si possono citare lo Scarabaeus sacer, che gli antichi Egiziani veneravano come simbolo del dio Sole, e il Geotrupes stercorarius che si distingue per le particolari attenzioni volte ai nascituri.

Lo Scarabeo sacro (Scarabaeus sacer) è lungo dai 28 ai 32 mm, di colore nero, comune nei luoghi assolati e sulle spiagge. Fabbrica con gli escrementi pallottole sferiche usando le zampe medie e posteriori che fa rotolare fino al nido sotterraneo, come scorta alimentare, utile per la deposizione dell’uovo e il nutrimento per le larve. La Famiglia Scarabedidae conta circa una cinquantina di specie in Italia

Allo stesso modo si comporta lo Scarabeo stercorario (Geotrupes stercorarius) che è di minori dimensioni rispetto allo scarabeo sacro (lungo tra i 15 e i 25 mm). E’ diffuso in luoghi erbosi e umidi, nei campi, nei boschi e in prossimità di sentieri e strade. E’ ampiamente distribuito in Europa.
I Geotrupidae scavano profonde gallerie, lunghe anche due metri, in cui ammassano parte della materia fecale per deporvi le uova. Gli scarabei stercorari tendono a trasportare la loro pallottola di sterco lungo una linea retta e se incontrano un ostacolo, cercano di superarlo scavalcandolo, senza cambiare direzione.

Nei Geotrupes stercorarius un perfetto lavoro in coppia vede maschio e femmina avviare la complicata preparazione del nido. Insieme preparano una pallina di sterco che rotolano e trasportano in una galleria verticale scavata dal maschio, profonda anche 50 cm, alla quale la femmina aggiunge numerosi tunnel laterali e orizzontali, lunghi fino a 20 cm, che terminano ognuno con un'ampia camera, che è abbondantemente riempita con grandi quantità di escrementi, arricchiti di enzimi digestivi, lasciando un piccolo spazio solo per la deposizione dell'uovo.

In seguito la camera viene chiusa con terra. La femmina poi deposita l’uovo sullo sterco affinché la prole abbia cibo sufficiente a svilupparsi come larva (il nido è pedotrofico, in grado di nutrire la prole) e poi come ninfa, fino a raggiungere le dimensioni e la conformazione dell'insetto adulto. Alla nascita i piccoli stercorari, circondati dagli escrementi, hanno cibo a sufficienza per l'accrescimento.
Lo sviluppo dell'insetto richiede circa due anni e, anche se l'adulto è pronto in luglio, non uscirà dalla tana prima della primavera successiva.

UN VALIDO AIUTO PER L'ECOSISTEMA

L'azione che compiono gli insetti stercorari è eccezionale, poiché riescono a disgregare e far sparire completamente in brevissimo tempo quantità colossali di escrementi, particolarmente nei luoghi frequentati da mandrie di erbivori.
Questi insetti svolgono una funzione ecologica importantissima. Infatti, nutrendosi degli escrementi permettono ai minerali e ai nutrienti in essi contenuti di essere utilizzati da altri organismi, eliminano lo sterco e attivano il ritorno dell'azoto nel suolo. Concimando i terreni, fertilizzano pascoli e riducono anche i rischi da contagio da parassiti.
Un esempio di sperimentazione proviene dagli allevatori australiani che, dopo aver introdotto animali domestici europei , sfiorarono il collasso ecologico della pastorizia e della zootecnia, per mancanza di volenterosi insetti stercorari. Condussero uno studio accurato e si resero conto ben presto che in una sola stagione una mandria di 40 vacche da latte può depositare 18 tonnellate di escrementi su un ettaro di terreno, e, in mancanza dell'intervento dei coprofagi , inevitabilmente il terreno stesso si sarebbe trasformato in un deserto sterile e inutilizzabile.
Gli allevatori importarono, allora, popolazioni di stercorari delle provenienze più adatte, come l’Africa meridionale, e nel giro di poche stagioni quell'esercito quasi invisibile, composto di miriadi di volontari scavatori, trasportatori, decompositori e trasformatori, ricreò il prezioso equilibrio naturale.

ANCHE NELLA STORIA...

Anche i reperti storici parlano in favore di queste specie coprofaghe: lo Scarabaeus sacer era lo scarabeo sacro degli antichi Egizi. Gli Egizi credevano, infatti, che l'insetto nascesse da una palla di sterco, per cui lo considerarono un'immagine dell'autocreazione. Il nome egizio dello scarabeo stercorario, kheper, significa "divenire" e simboleggia trasformazione e rinascita. Esso fu incluso nella teofania solare, poiché era considerato un'ipostasi (la personificazione) del sole nascente ed era identificato con Khepri, il dio del Sole nascente, che si supponeva creasse il Sole ogni giorno in modo analogo a quello con cui lo scarabeo crea la pallottola di sterco: come recita una preghiera del Libro dei Morti "Io sono Keper al mattino, Ra a mezzogiorno e Atum alla sera".

Lo scarabeo racchiude simboli solari: con le ali aperte è l'immagine del Sole nel suo duplice cammino, ascendente e discendente; quando sotterra la palla di sterco rappresenta il Sole che cala dietro la montagna .

Sul petto della mummia, o a volte al posto del cuore, veniva messo uno scarabeo (generalmente di oro e argento per unire i simboli di sole-luna) e si credeva assicurasse l'immortalità di chi lo possedeva.
Riprodotto in vari materiali (pietre dure, steatite invetriata, calcare) aveva grande importanza come amuleto ed era spesso parte del corredo funerario. Aveva anche il fine utilitaristico di sigillo ed era portato appeso al collo o incastonato in un anello. Come effigie del Sole si conservano statue colossali di granito nero che hanno corpo umano e testa di scarabeo.

E' IMPORTANTE RICORDARE CHI ERA LINNEO
Carl Nilsson Linnaeus, chiamato Carl von Linné dopo l'acquisizione di un titolo nobiliare (23 maggio 1707 – 10 gennaio 1778), più noto come Linneo (dalla forma latinizzata del nome, Carolus Linnaeus), fu biologo e grande sistematico svedese del Settecento. Linneo fu il creatore della moderna classificazione scientifica. http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_von_Linn%C3%A9


CURIOSITÀ PER I MATEMATICI
In geometria lo Scarabeo è una curva piana algebrica del 6° ordine, studiata dal matematico belga E.Ch. Catalan , così detta per la sua forma che richiama appunto quella di uno scarabeo:

mercoledì 7 giugno 2017

Lune in cielo , di Rosa Maria Mistretta




Esistono molte lune non ufficiali, non trattate dalla letteratura astronomica: Phobos e Deimos intorno a Marte, Callisto il più lontano da Giove e chissà quante ancora.
Ecco che cosa ci raccontano le altre lune...

Lune in cielo - torinoscienza.it

sabato 3 giugno 2017

COME SI ADATTANO LE PIANTE ALLE TEMPERATURE ESTREMAMENTE FREDDE?

A cura di Rosa Maria Mistretta


Fortunatamente, l'inizio del freddo è solitamente graduale, in modo da permettere alla pianta di attivare le proprie difese.
Alcuni alberi si disidratano gradualmente durante i mesi autunnali. Entro l'inverno, dunque, l'umidità interna è talmente poca che il congelamento non danneggia le cellule dell'albero. Le piante hanno acqua nelle pareti cellulari ma non nella parte interna la cellula, il citoplasma ed il nucleo, dove il ghiaccio ucciderebbe sicuramente l'organismo.
La pianta risponde alle variazioni di temperatura, attivando un "antigelo", la resina.

giovedì 1 giugno 2017

Italo Calvino - di Rosa Maria Mistretta



Rappresenta una delle figure più complesse nel panorama culturale italiano del secondo dopoguerra.
Nacque a Cuba, a Santiago di Las Vegas, nel 1923. Nel 1925 si trasferì a San Remo dove visse l'infanzia e l'adolescenza. La famiglia lo educò all'interesse per la scienza (il padre era astronomo e la madre naturalista). Partecipò giovanissimo alla Resistenza in Liguria. S'iscrisse dopo la liberazione al Partito Comunista, da cui uscì dopo i fatti d'Ungheria del '56, pur mantenendosi uomo di sinistra.Si laureò in lettere a Torino, dove entrò in rapporto con Vittorini e Pavese.
Il suo primo prodotto narrativo è Il sentiero dei nidi di ragno (1947), un romanzo breve in cui l'evocazione della Resistenza è condotta in maniera ilare e spregiudicata.

mercoledì 31 maggio 2017

Scienza e Arte: Camillo Sbarbaro, il poeta lichenologo, di Rosa Maria Mistretta


La vita di un poeta schivo il cui passatempo fu quello di collezionare licheni.

Da "Addio ai licheni":
"Ancorato ai licheni mi ha forse
la notizia che non si sa cosa
siano; ma quel che in essi mi
commuove è la prepotenza di
vita. In quanti si contendono il
minimo spazio! Diversi di forma,
di colore, di portamento e,
per la scienza, di specie (e
quindi di genere, di famiglia,
di tribù...) si pigiano in tanti
sullo stesso pezzetto di corteccia
o di pietra da essere costretti
a scavalcarsi a invadersi a
vicenda..."
Camillo Sbarbaro nacque a S. Margherita Ligure nel 1888. Avviatosi a studi classici, già al liceo compone versi che poi saranno raccolti nel volumetto Resine, del 1911. Pubblica nel 1914 la raccolta poetica Pianissimo. Dopo la guerra si stabilisce a Genova, dove entra in contatto con Montale, la cui poesia nel suo primo tempo (fino ad "Ossi di seppia", 1925) risentirà in maniera decisiva dell'influsso di Sbarbaro. Nel 1920 è pubblicata la raccolta di prose Trucioli.
http://archivio.torinoscienza.it/dossier/scienza_e_arte_camillo_sbarbaro_il_poeta_lichenologo_4154.html

lunedì 15 maggio 2017

Hans Bethe e la sorgente di energia per la vita, di Rosa M. Mistretta




D'origine tedesca, nato nel 1906 a Strasburgo, Hans Bethe è stato premio Nobel per la fisica nel 1967 per aver individuato nei processi di fusione dei nuclei atomici i meccanismi di produzione di energia all'interno delle stelle.
Oggi sappiamo che nel Sole la conversione in elio di una quantità di idrogeno pari ad una capocchia di spillo genera più energia della combustione di migliaia di tonnellate di carbone: la potenza totale emessa dalla nostra stella nello spazio è pari a 382.000 miliardi di miliardi di chilowatt ! (Ciò significa che la nostra stella emette in un solo secondo più energia di quanta ne abbia consumata l'umanità in tutta la sua storia.)

lunedì 1 maggio 2017

LE FOGLIE SI MUOVONO?, di Rosa Maria Mistretta



Le foglie o le foglioline delle foglie composte effettuano di solito movimenti nastici (sono movimenti delle piante in risposta a stimoli di varia natura la cui direzione è indipendente dalla direzione di provenienza dello stimolo).
Di solito I movimenti delle foglie sono provocati da pulvini che si trovano alla base del picciolo, della lamina o della fogliolina, tuttavia si verificano anche in molte piante sprovviste di pulvini.
Per esempio, l'epinastia si verifica quando le cellule della parte superiore del picciolo o della lamina, soprattutto quelle della nervatura principale, si accrescono (si allungano irreversibilmente) più di quelle della arte inferiore.
In termini generali i movimenti nastici sono reversibili.
Essi sono:
Nictinastia (di notte): sono processi ritmici controllati da interazioni tra l'ambiente e l'orologio biologico, comporta il movimento delle foglie da una posizione quasi orizzontale durante il giorno ad una quasi verticale durante la notte.
Idronastia: ripiegamento o arrotolamento delle foglie in risposta allo stress idrico.
Tigmonastia: sono movimenti da contatto molto diffusi. L'esempio più eclatante è nella mimosa dove la stimolazione di una fogliolina provoca il collasso delle altre lungo la pianta.
Le foglie si accartocciano per evitare di essere mangiate dagli insetti. L'accartocciamento è provocato dalla fuoriuscita dell'acqua dalle cellule motore dei pulvini, un evento associato all'efflusso di ioni K+.
Risposte a Stimoli meccanici - ppt scaricare

Approfondisci la fisiologia vegetale

DIVIDIAMO UNA MOLECOLA D'ACQUA, di Rosa M Mistretta



La molecola d'acqua è formata da 2 atomi d'idrogeno e 1 di ossigeno

Materiale
2 bicchieri lunghi e stretti
2 pezzi di filo elettrico lunghi 30 cm
1 ciotola larga con acqua salata
2 pezzi di plastilina
1 pila da 6 volt
2 mine da matita
Procedimento
Si prepari ora un circuito elettrico:
-infilate le mine nella plastilina
-collegate i fili elettrici alla plastilina (infilandovi dentro le estremità ) e ai poli della pila
-inserite le mine collegate nella ciotola e capovolgete sulle mine i bicchieri pieni d'acqua.

giovedì 27 aprile 2017

Konrad Lorenz ( 1903 - 1989 ), di Rosa Maria Mistretta


Fondatore dell'etologia, dello studio comparato del comportamento degli animali e dell'uomo.




"È motivo di sempre nuova ammirazione che la natura crei tutte le sue grandi opere senza mai trasgredire alle sue stesse leggi" da Konrad Lorenz, Il cosiddetto male .
Konrad Lorenz fu insignito nel 1973 del Premio Nobel per la fisiologia e la medicina, insieme a N. Tinbergen e K. von Frisch.
Nato ad Altenberg, un paese austriaco sulle rive del Danubio, nel 1903, ha ufficialmente inaugurato l'era moderna del comportamento animale.
Studiò medicina, ma la sua vera passione era la zoologia, che nutrì fino a laurearsi anche in questa disciplina. Studiò il comportamento degli animali, a partire dagli uccelli e il Danubio fu per lui lo scenario ideale per osservazioni ed esperimenti con taccole ed oche.
Non smise di studiare e di scrivere neanche durante i quattro anni di prigionia in guerra: infatti, le sue riflessioni, riportate sulla carta dei sacchi di cemento, sono state pubblicate postume in L'altra faccia dello specchio . Il periodo dopo il ritorno dalla prigionia è caratterizzato da un intenso lavoro nel campo della ricerca sul comportamento, che si concretizzò in ampliamenti e conseguenze essenziali per questa disciplina.
Dal '61 al '73 rivestì la carica di Direttore dell'Istituto Max Plank per la fisiologia del comportamento, in Baviera. S'intensificava intanto il suo impegno per la tutela dell'ambiente: nel '72 partecipò alla redazione del manifesto del "Gruppo ecologico".
Konrad Lorenz osservò con acutezza il comportamento degli animali, di cui ha sempre voluto circondarsi, non solo nei laboratori universitari, ma anche nella sua vita privata. Lorenz visse a Seewiesen, nell'Alta Baviera, in un paradiso terrestre dove numerosi animali, tra loro difficilmente compatibili, si muovevano liberi con lui, l'uomo che aveva voluto stabilire con i suoi singolari ospiti una relazione di reciproco rispetto, fatta di mille sottigliezze psicologiche. La sua magnanimità fu ripagata da alcune fondamentali scoperte scientifiche, rese possibili soltanto dall'osservazione degli animali in libertà.
Gli studi di Lorenz su rito e cerimonia, codice di comportamento, territorio, significato dell'aggressività, natura degli istinti, imprinting hanno aperto prospettive per riconoscere la ricchezza di significati anche nei fatti più primitivi del comportamento animale, riuscendo così a rimuovere i più rozzi schemi behaviouristici o antropomorfizzanti.
Anche la psicologia ha trovato uno stimolo e un ausilio prezioso in queste ricerche, che collocarono il comportamento umano di fronte all'incredibile varietà di comportamenti animali. Tuttavia, la notorietà dello scienziato non fu solo scientifica, ma anche umana: ammoniva gli uomini a rispettare la natura, per superare l'emergenza ambientale. Tra gli aspetti più importanti della personalità di Konrad Lorenz, accanto alla fantasia, alla gioia di vivere e all'umorismo, emerge la tendenza al gioco, la predisposizione ad un approccio ludico alle cose che lo circondano, poiché il gioco è solitamente connesso all'apprendimento.
La natura appare a Lorenz come un tessuto continuo e indissolubilmente intrecciato. Divulgatore impareggiabile, ha contribuito ad accrescere la sensibilità verso gli animali, rendendo partecipi tutti delle loro straordinarie condotte. Che i pesci possano essere molto passionali, che le tortore siano più feroci dei lupi con gli animali della propria specie, che le volpi siano molto meno furbe dei cani, che un'oca possa credere di appartenere alla specie umana, e in particolare di essere la figlia dello scienziato che l'ha "covata" ha inaugurato l'ingresso degli animali nella storia.
Morì ad Altenberg nel 1989
Le sue opere:
  • 1949 L'anello di re Salomone.
  • 1950 E l'uomo incontrò il cane.
  • 1963 Il cosiddetto male.
  • 1965 L'evoluzione e modificazione del comportamento.
  • 1973 L'altra faccia dello specchio. Per una storia naturale della conoscenza.
  • 1974 Gli otto peccati capitali della nostra civiltà.
  • 1974 L'altra faccia dello specchio.
  • 1980 L'etologia, fondamenti e metodi.
  • 1983 Il declino dell'uomo.
  • 1985 Natura e destino

venerdì 21 aprile 2017

LA CODA DI UNA COMETA, di Rosa M Mistretta


Perchè la coda di una cometa è in direzione opposta al Sole?
La coda di una cometa è sempre rivolta in direzione opposta al Sole, poiché è respinta dalla forza del vento solare (una corrente di particelle cariche che viaggiano ad altissima velocità, emesse dagli strati esterni del Sole).
Studiamo ora insieme quest'effetto
CHE COSA OCCORRE:
* un asciugacapelli
* alcuni fogli di carta assorbente di vari colori
* una pallina da ping pong
* forbici e nastro adesivo
* uno spiedino di legno

mercoledì 19 aprile 2017

E' VERO CHE ALL'EQUATORE SI PESA MENO CHE AI POLI?

E' una "magra" consolazione!
La differenza è piccolissima: solo 0,052 Kg in meno.
Il peso dei corpi dipende dalla loro distanza dal centro della Terra: quelli più distanti risentono meno dell'attrazione gravitazionale e, di conseguenza, sono più leggeri.
Il pianeta Terra è schiacciato ai Poli, quindi l'Equatore è più distante dal centro rispetto ai Poli. Il peso diminuisce, ma è un valore assai irrilevante.

sabato 15 aprile 2017

SCOPRIRE COSA CONTIENE UNA SCATOLA CHIUSA, di Rosa M Mistretta




"Vedere" il contenuto di una scatola chiusa usando una tecnica simile al radar usato dalle sonde spaziali
Materiale occorrente
- una scatola di cartone chiusa, con un oggetto misterioso all'interno
- un ferro da maglia
- strisce di nastro adesivo di colori differenti
Supponiamo che qualcuno ci dica che una scatola contiene un oggetto misterioso e che, se si riesce a capire che cos'è senza toccarlo e tanto meno vederlo, l'oggetto sarà nostro.
Non è impossibile!
Si può utilizzate lo stesso metodo che la Sonda Magellano ha applicato per scandagliare la superficie del pianeta Venere, nonostante la spessa coltre nuvolosa impedisse l'osservazione.

venerdì 14 aprile 2017

NON TUTTI I GAS BRUCIANO!, di Rosa M Mistretta

Esistono gas che spengono il fuoco
Materiale
1 candela piatta
bicarbonato di sodio
aceto
1 bicchiere di vetro
un cucchiaino
1 scatola di fiammiferi
Procedimento
Versate un po' di aceto e mettete la candela a galleggiare in superficie,
accendete la candela,
spargete il bicarbonato di sodio nell'aceto con il cucchiaino.

http://archivio.torinoscienza.it/esperimenti/non_tutti_i_gas_bruciano_4995.html

giovedì 13 aprile 2017

Costruire le COSTELLAZIONI IN 3D


Costruiamo la Costellazione dell'Orsa Minore.
Iniziamo con una breve descrizione delle caratteristiche fondamentali della costellazione.
URSA MINOR è una piccola costellazione la cui importanza è essenzialmente dovuta
alla presenza della Stella Polare che individua il Polo Nord celeste ed è chiamata anche PICCOLO CARRO.

http://archivio.torinoscienza.it/esperimenti/costellazioni_in_3d_4961.html

LE MIE MATERIE DI STUDIO

  • ANATOMIA COMPARATA
  • ASTROFISICA
  • ASTRONOMIA
  • BIOMATEMATICA
  • CHIMICA
  • CLIMATOLOGIA
  • CRISTALLOGRAFIA
  • ENTOMOLOGIA
  • ENTROPIA
  • ETOLOGIA
  • EVOLUZI/ONE
  • FILOSOFIA
  • FISICA DEI QUANTI
  • FISIOLOGIA VEGETALE
  • GEOCHIMICA
  • GEOLOGIA
  • GEOMETRIA FRATTALE
  • GEOMORFOLOGIA
  • LICHENOLOGIA
  • METEORITI
  • MINERALOGIA
  • PALEONTOLOGIA
  • POESIA
  • PSICOLOGIA E PSICOPEDAGOGIA
  • SCIENZA E FEDE
  • STORIA
  • ZOOLOGA SISTEMATICA

Benoit Mandelbrot (1924 - 2010), il padre della geometria frattale




Benoit Mandelbrot nacque a Varsavia il 20/11/1924.
Nel 1936 si trasferì in Francia, ed uno zio, insegnante di matematica, si occupò della sua educazione. In questi anni, Mandelbrot sviluppò la capacità di visualizzare problemi d'ogni genere, soprattutto attraverso un approccio geometrico, che gli permise di intuire in modo unico alcuni aspetti della realtà, magari già affrontati, ma lasciati cadere.

Profilo professionale


Rosa Maria Mistretta nata nel 1959 a Torino, dove attualmente risiede.
Laureata in Scienze Naturali, presso la Facoltà di SMFN di Torino, ha compilato presso l’Istituto di Fisica la Tesi di Laurea “Analisi spettrale e fondamenti fisici delle atmosfere stellari” (Premio Cultura e Società di Torino, 1999 – Premio Maestrale S.Marco, Sestri Levante, 2004) insieme a due argomenti sperimentali: “Analisi biogeometrica frattale inerente alla morfologia del lichene Rhizocarpon geographicum s.l.”(Workshop nazionale 1993), presso il Dipartimento di Biologia Vegetale e “Il ciclo biogeochimico del Carbonio”, presso il Dipartimento di Geochimica.

E’ Master di Scienza e Fede presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale– Sede di Torino, con tesi “Entropia biologica e entropia sociale: quale sinergetica?“.

Iscritta all'Albo dell'Ordine dei Giornalsti del Piemonte fino al Dicembre del 2015.

Ha svolto attività divulgativa dal 1986: conferenze e laboratori didattici presso: Scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado, la Scuola di Astronomia F. Zagar (dal 1990), il Club Alpino Italiano, Associazioni Culturali, Università, Comuni ed Enti privati, Televisioni e Radio private, Musei (Museo Regionale di Scienze Naturali).

Ha curato pubblicazioni nel settore scientifico presso Case Editrici e Riviste (Nuovo Orione e Le Stelle), anche su internet.
Per la rivista Nuovo Orione:
giugno 1996 - la luna, ancora un mistero
settembre 1999 - l'atmosfera delle stelle
settembre 2000 - marte è gemello della terra?

Per la rivista del Touring Junior :
ottobre 1999 - liberi nello spazio infinito
aprile 2003 - l'anno dell'eclissi
dicembre 2007 - il cielo di Natale
Per la rivista del Touring Giovani :
novembre 1999 - terra chiama spazio
marzo 2003 - effetti astronomici speciali


Con Armando Ed., Roma, ha pubblicato nel 2003 per la Didattica dell’Astronomia per Scuole Primarie “Il Sole e la sua Famiglia”; con Carta e Penna Ed., Torino, per la Didattica dell’Astronomia per Scuole Primarie “Girandole birbone e mostri neri”, 2011

Accanto al tempo che trascorre a chiedersi perché la natura sia così bella, ad ammirare il cosmo fantastico e a trasmettere l’utilità della matematica, Rosa Maria Mistretta s’impegna nella letteratura nella consapevolezza che scrivere è un esercizio per scrutare se stessi, per riflettere sui propri sentimenti e pensieri.

Ha pubblicato:
Attimi” (racconti), Casa Ed. G. Miano, Milano-1999;
Sogni” (raccolta di poesie), Club Letterario Italiano, Latina-2002;
Innamorata del mio angelo“, Kimerik Ed. 2009
Su Amazon.it :
 “Profumo di tiglio , poesie”

Ha approfondito in particolar modo lo studio delle opere di N. Ginsburg , H. Hesse e degli scrittori irlandesi; la storia, la letteratura e le tradizioni dei popoli Celti e degli Indiani d’America (i popoli naturali).

E’ collaboratrice di riviste letterarie ed è presente in alcune Antologie come autrice partecipante.

Per avere una preparazione adeguata al raggiungimento degli obiettivi prefissati, che vogliono conseguire la presentazione di mondi affascinanti ed aprire nuove carriere o anche solo stimolare la curiosità, ha frequentato corsi d’aggiornamento psicopedagogico e didattico, apprendimento e memoria, lettura veloce, giornalismo e lingue straniere ed ha preso parte a congressi d’argomento astronomico, botanico, naturalistico.

E' presente sui principali social

mercoledì 12 aprile 2017

L'INTERAZIONE TRA LE CARICHE ELETTRICHE



Cariche dello stesso segno si respingono, mentre cariche di segno opposto si attraggono: puoi verificarlo con un semplice esperimento
Materiale occorrente:
• due palloncini gonfiabili
• due fili
• coriandoli
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