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domenica 6 agosto 2017

UN GRANDE ENIGMA, di Rosa Maria Mistretta



"L' idea di tempo non ha origine dai sensi, ma è da essi presupposta... Il tempo non è qualcosa di obiettivo e reale. Non è sostanza, né accidente né relazione, ma una condizione soggettiva necessaria, dovuta alla natura della mente umana, di coordinare a sé tutte le cose sensibili secondo una legge fissa".
Immanuel Kant (da De mundis sensibilis atque intelligibilis forma et principiis)

Esistono calendari ed orologi per misurare il tempo, ma talvolta un'ora può sembrare un'eternità ed un'altra invece passa in un attimo.
A volte il tempo viene paragonato ad un treno in corsa oppure ad una linea continua sulla quale si tende a collocare l'esperienza quotidiana, un succedere di eventi, un prima ed un dopo: e per questo motivo esso rimane un'entità misteriosa e sfuggente.
Misurare il tempo affascina, intriga l'uomo da secoli. Definire il tempo non è semplice.
La parola ‘tempo’ deriva dal latino tĕmpus che aveva solo significato cronologico. In sé si può definire un’intuizione, una rappresentazione della modalità secondo la quale i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi).  Lo scorrere del tempo è un fattore che accompagna l’evoluzione come scansione ciclica e periodica, come i cicli biologici, il succedersi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, l’eterna ricorrenza degli eventi astronomici e ambientali. La misura del tempo, che si effettua ricorrendo a qualunque fenomeno che si ripete in modo regolare, non avviene nel senso filosofico del termine, ma rappresenta in realtà la durata di un fenomeno.

 “Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando.”, Albert Einstein

Fino al XIII secolo, l'unico modo di misurare il tempo era osservare il sole oppure la misura era effettuata tramite congegni in cui il flusso costante di sostanze, quali l'acqua o la sabbia, potesse essere messo in correlazione con il passare del tempo.
All’inizio del XIII secolo vennero costruiti i primi orologi meccanici nei quali il moto delle lancette era azionato dalla discesa rallentata di un peso.
Solo nel XVII secolo Galileo Galilei (Pisa, 15 febbraio 1564 – Arcetri, 8 gennaio 1642) iniziò a studiare la regolarità nel moto del pendolo: si aveva così a disposizione un moto ciclico regolare.
L'invenzione dell'orologio a pendolo è attribuita a Christiaan Huygens (L'Aia, 14 aprile 1629 – L'Aia, 8 luglio 1695) che ne depositò il brevetto nel 1656.
Nel 1657 per opera di artigiani olandesi ebbe rapida diffusione un congegno che alle oscillazioni del pendolo applicava un meccanismo che permetteva la visualizzazione dell’ora su un quadrante.
Tutti gli orologi moderni - fino all'ultimo nato tra gli orologi atomici precisi al secondo per 30 milioni di anni - dipendono da un oscillatore, un congegno che si muove in modo ritmico costante.