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sabato 17 giugno 2017

COLEOTTERI STERCORARI, di Rosa Maria Mistretta

Gli Insetti Coleotteri (Coleoptera, Linneo, 1758) sono il più grande raggruppamento sistematico tra tutti gli organismi viventi sul pianeta, vegetali compresi, con oltre 500 taxa tra famiglie e sottofamiglie. Attualmente sono state classificate e descritte circa 854.000 specie di coleotteri, ma si suppone che sul pianeta vivano almeno altrettante specie o anche molte di più ancora non conosciute.

In questa trattazione si prendono in considerazione i Coprofagini che appartengono alle specie stercorarie. Hanno caratteristiche morfologiche e cromatiche assai varie, corpo massiccio e arti robusti, elitre ben sviluppate che ricoprono l'intero addome. La clava antennale è formata da articoli divaricabili a ventaglio. Quasi tutte le specie presentano dimorfismo sessuale. Le larve vivono nel terreno e su materiali in putrefazione, sono biancastre con testa ben sclerificata e corpo piuttosto carnoso.
I Coleotteri stercorari si nutrono di feci e raccolgono il loro nutrimento (per conservarlo e per deporvi le uova) in caratteristiche sfere quasi perfette che fanno rotolare sul suolo.

Questo singolare comportamento è esibito da varie specie appartenenti alle famiglie Scarabaeidae e Geotrupidae. Di colore scuro con particolari riflessi metallici, le due famiglie hanno corpo tozzo e tegumento consistente che forma una vera e propria corazza, forniti di robuste zampe fossorie. Sono entrambe dotate di volo rumoroso.
Tra i coprofagi più noti si possono citare lo Scarabaeus sacer, che gli antichi Egiziani veneravano come simbolo del dio Sole, e il Geotrupes stercorarius che si distingue per le particolari attenzioni volte ai nascituri.

Lo Scarabeo sacro (Scarabaeus sacer) è lungo dai 28 ai 32 mm, di colore nero, comune nei luoghi assolati e sulle spiagge. Fabbrica con gli escrementi pallottole sferiche usando le zampe medie e posteriori che fa rotolare fino al nido sotterraneo, come scorta alimentare, utile per la deposizione dell’uovo e il nutrimento per le larve. La Famiglia Scarabedidae conta circa una cinquantina di specie in Italia

Allo stesso modo si comporta lo Scarabeo stercorario (Geotrupes stercorarius) che è di minori dimensioni rispetto allo scarabeo sacro (lungo tra i 15 e i 25 mm). E’ diffuso in luoghi erbosi e umidi, nei campi, nei boschi e in prossimità di sentieri e strade. E’ ampiamente distribuito in Europa.
I Geotrupidae scavano profonde gallerie, lunghe anche due metri, in cui ammassano parte della materia fecale per deporvi le uova. Gli scarabei stercorari tendono a trasportare la loro pallottola di sterco lungo una linea retta e se incontrano un ostacolo, cercano di superarlo scavalcandolo, senza cambiare direzione.

Nei Geotrupes stercorarius un perfetto lavoro in coppia vede maschio e femmina avviare la complicata preparazione del nido. Insieme preparano una pallina di sterco che rotolano e trasportano in una galleria verticale scavata dal maschio, profonda anche 50 cm, alla quale la femmina aggiunge numerosi tunnel laterali e orizzontali, lunghi fino a 20 cm, che terminano ognuno con un'ampia camera, che è abbondantemente riempita con grandi quantità di escrementi, arricchiti di enzimi digestivi, lasciando un piccolo spazio solo per la deposizione dell'uovo.

In seguito la camera viene chiusa con terra. La femmina poi deposita l’uovo sullo sterco affinché la prole abbia cibo sufficiente a svilupparsi come larva (il nido è pedotrofico, in grado di nutrire la prole) e poi come ninfa, fino a raggiungere le dimensioni e la conformazione dell'insetto adulto. Alla nascita i piccoli stercorari, circondati dagli escrementi, hanno cibo a sufficienza per l'accrescimento.
Lo sviluppo dell'insetto richiede circa due anni e, anche se l'adulto è pronto in luglio, non uscirà dalla tana prima della primavera successiva.

UN VALIDO AIUTO PER L'ECOSISTEMA

L'azione che compiono gli insetti stercorari è eccezionale, poiché riescono a disgregare e far sparire completamente in brevissimo tempo quantità colossali di escrementi, particolarmente nei luoghi frequentati da mandrie di erbivori.
Questi insetti svolgono una funzione ecologica importantissima. Infatti, nutrendosi degli escrementi permettono ai minerali e ai nutrienti in essi contenuti di essere utilizzati da altri organismi, eliminano lo sterco e attivano il ritorno dell'azoto nel suolo. Concimando i terreni, fertilizzano pascoli e riducono anche i rischi da contagio da parassiti.
Un esempio di sperimentazione proviene dagli allevatori australiani che, dopo aver introdotto animali domestici europei , sfiorarono il collasso ecologico della pastorizia e della zootecnia, per mancanza di volenterosi insetti stercorari. Condussero uno studio accurato e si resero conto ben presto che in una sola stagione una mandria di 40 vacche da latte può depositare 18 tonnellate di escrementi su un ettaro di terreno, e, in mancanza dell'intervento dei coprofagi , inevitabilmente il terreno stesso si sarebbe trasformato in un deserto sterile e inutilizzabile.
Gli allevatori importarono, allora, popolazioni di stercorari delle provenienze più adatte, come l’Africa meridionale, e nel giro di poche stagioni quell'esercito quasi invisibile, composto di miriadi di volontari scavatori, trasportatori, decompositori e trasformatori, ricreò il prezioso equilibrio naturale.

ANCHE NELLA STORIA...

Anche i reperti storici parlano in favore di queste specie coprofaghe: lo Scarabaeus sacer era lo scarabeo sacro degli antichi Egizi. Gli Egizi credevano, infatti, che l'insetto nascesse da una palla di sterco, per cui lo considerarono un'immagine dell'autocreazione. Il nome egizio dello scarabeo stercorario, kheper, significa "divenire" e simboleggia trasformazione e rinascita. Esso fu incluso nella teofania solare, poiché era considerato un'ipostasi (la personificazione) del sole nascente ed era identificato con Khepri, il dio del Sole nascente, che si supponeva creasse il Sole ogni giorno in modo analogo a quello con cui lo scarabeo crea la pallottola di sterco: come recita una preghiera del Libro dei Morti "Io sono Keper al mattino, Ra a mezzogiorno e Atum alla sera".

Lo scarabeo racchiude simboli solari: con le ali aperte è l'immagine del Sole nel suo duplice cammino, ascendente e discendente; quando sotterra la palla di sterco rappresenta il Sole che cala dietro la montagna .

Sul petto della mummia, o a volte al posto del cuore, veniva messo uno scarabeo (generalmente di oro e argento per unire i simboli di sole-luna) e si credeva assicurasse l'immortalità di chi lo possedeva.
Riprodotto in vari materiali (pietre dure, steatite invetriata, calcare) aveva grande importanza come amuleto ed era spesso parte del corredo funerario. Aveva anche il fine utilitaristico di sigillo ed era portato appeso al collo o incastonato in un anello. Come effigie del Sole si conservano statue colossali di granito nero che hanno corpo umano e testa di scarabeo.

E' IMPORTANTE RICORDARE CHI ERA LINNEO
Carl Nilsson Linnaeus, chiamato Carl von Linné dopo l'acquisizione di un titolo nobiliare (23 maggio 1707 – 10 gennaio 1778), più noto come Linneo (dalla forma latinizzata del nome, Carolus Linnaeus), fu biologo e grande sistematico svedese del Settecento. Linneo fu il creatore della moderna classificazione scientifica. http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_von_Linn%C3%A9


CURIOSITÀ PER I MATEMATICI
In geometria lo Scarabeo è una curva piana algebrica del 6° ordine, studiata dal matematico belga E.Ch. Catalan , così detta per la sua forma che richiama appunto quella di uno scarabeo: